Tabata…

si ricomincia con la stagione invernale… e con il Tabata

Leti… siamo pronte????

innanzitutto Halloween party il 31/10 eppooooi apertura della stagione invernale l’1-2-3/11…

bagna cauda

La bagna cauda mette alla prova i palati, i fisici, gli stomaci (ed i nasi altrui) di chi non vi è abituato. Dev’essere nel DNA dei piemontesi la capacità di “sopportare”, o, addirittura, di appassionarsi a questo piatto. Per gli altri, spesso, è troppo.

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Questa premessa per dire che sabato sera, in occasione del 30° compleanno di Ami (ancora auguri!) abbiamo mangiato una meravigliosa bagna cauda… bhè, poteva essere peggio. Poteva essere che oggi mi vietassero l’ingresso in ufficio. Invece, già da ieri, dopo aver provato i migliori rimedi della nonna, sono riuscita ad ammazzare io l’aglio. Per questo ho dovuto ingurgitare kg di bicarbonato, mangiare una quantità abnorme di chicchi di caffè, bere latte (n.d.r. sono intollerante al latte…) e non pensarci… adesso ho il mal di stomaco e di oggi non voglio vedere il caffè!

Cmnq all’inizio non volevo mangiarla… sappiamo com’è… sabato sera… poi era troppo buona… poi ho pensato che poteva essere un ottimo “antifurto-antidanno”… in realtà ho notato che di eroici ce ne sono ancora, per essere stati capaci di parlare con me una serata intera!

Smack, buona settimana…

chi va con lo zoppo…

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Stavo considerando che da quando sono arrivata nello studio dove lavoro… sono cambiata molto. Sono veramente più stordita. Mi impunto sulle cazzate… per lo meno una volta lo facevo solo quando ero certa di aver ragione, mi dimentico di tutto, sono molto più frivola… Ma è vero che chi va con lo zoppo, impara a zoppicare? Penso di si. Io dai vari ambienti di lavoro ho imparato molto, specie in stronzaggine e bastardaggine… una volta ero un vero agnellino.

Per carità, mi è sempre successo. Ricordo anni fa – correva l’anno 2003 – fresca di laurea e con tanta voglia di fare e di imparare mi sono imbattuta nel mondo del lavoro… e del precariato.

Il mio primo lavoro è stato presso un’architetto vecchio marpione. Non mi ha mai pagato 1€, neanche il rimborso delle fotocopie. Ma era una perdita, perchè lo studio era in centro e già solo parcheggio costava un botto… Presso di lui ero in prova per un mese “aggratis”… me ne sono andata prima, perchè ho scoperto che prendeva anche le donne delle pulizie in prova per un mese e il più delle volte non le confermava… così di mese in mese aveva collaboratori e sguattere a disposizione al minor costo possibile, cioè zero!

Morale 1: basta vecchi marpioni, basta con lo zero rimborso spese, basta fare la segretaria

Il secondo studio erano due architetti e un ingeniere giovani – 35-40 anni – già abbastanza immanicati. Un mese di prova gratis, i due mesi successivi €250.00 al mese, altri due a €400.00 al mese, altri due a €600.00 al mese, altri due a €800.00 al mese e infine €1000.00… Mille complimenti, come lavori bene… fino al giorno del primo scatto… non è possibile, questo non va bene, quell’altro pure… e sono rimasta 7 mesi a 250 €… 250 €!!!! meno della paghetta di mamy e papy… Però loro avevano cambiato la macchina e i collaboratori sono un costo. Quando mi hanno prospettato solo 2 settimane di ferie ho detto vaff… me ne sono andata, ne ho fatte 4 e li ho lasciati nella merda. Uno dei tre ha avuto il coraggio di dirmi che non ero così stronza quando ero arrivata li… ma che sono scema secondo te!!! homo homini lupus…

Morale 2: basta periodo di prova, basta con le cifre basse…

Così ho ripiegato sullo studio degli amici di famiglia. Ho aperto la partita iva. Ma offrivano ben €800.00 al mese. Dopo un anno “mega” aumento di €100.00!!! che generosità!!! Mi sono inculata da sola. Non avevo più orari, a volte uscivo alle 22.30-23.00… il giorno prima per il giorno dopo mi dicevano che si lavorava al sabato. Pausa pranzo, cos’è?? Al solito era c’era la persona che invece si faceva i cazzi suoi, spesa al supermercato e commissioni in orario di lavoro – e io dovevo fare anche le sue cose- , mentre io finivo di lavorare quando tutte le commesse dei supermercati erano già a nanna… Poi, in un momento che c’era bisogno,  è arrivato uno che ha detto per meno di una certa cifra non mi fermo. E gliel’hanno data. Senza fare un aumento… ciao ciao dopo un anno e mezzo…

Morale 3: orario di lavoro definito, anche gli amici di famiglia ti inculano…

Cambiai studio alla chetichella… ma ormai avevo capito che i rapporti corretti erano morti e sepolti. Ma credo di essere un po’ cascata di nuovo dalla padella alla brace. Ok la paga era migliore. Gli orari me li gestivo. Ma loro erano proprio disorganizzati. Due amici non soci. Che litigavano pure ogni tanto. Non c’erano mai e non avevano testa per ricordarsi di tutto. Ricordo che una volta dissi a lui “guarda che devi fare sta cosa entro oggi”. Non la fece. E per giustificarsi davanti a lei disse “ma Francesca non me l’ha ricordato”… lei inviperita, come possono essere solo le donne con le altre donne , non me ne ha fatta passare più una. Patetici. A scadenza rapporto dissi anche li ciao ciao, dopo nemmeno un anno…

Morale 4: posso pretendere di più, anche rispetto…

Così arrivai dove sono adesso. E ho festeggiato un anno da poco. Alla fine sono serena, perchè se sommo tutto mi pagano bene e alle 18.30 quando esco, stacco il cervello e via.

Morale 5: se ti pagano bene, tutto va bene, tanto il meglio non lo potrai mai pretendere…

E penso a mio nonno, partito come operaio che diventò direttore della Lancia… che, nonostante la sua posizione, fece fare la gavetta anche a mio padre, ma che tanto poi è arrivato dove è arrivato… e mi chiedo: quale sarà il mio futuro? Quanta gavetta avrò ancora davanti, ci sarà un momento in cui mi sentirò anch’io realizzata?

E ho tralasciato aneddoti relativi a quando ho lavorato per conto mio…

sesso tra amici…

Visto che è un’argomento che è sempre sulla bocca di tutti i miei amici, riporto questo articolo tratto da Repubblica, che ho letto citato in un altro blog… così può far meditare un po’…

Risultati di una ricerca Usa condotta sugli studenti universitari rivelano che certi rapporti non sono poi così disimpegnati. Sesso tra amici, lo stress è in agguato “Il rischio è che prima o poi ci si innamori”

IL VERO problema sono le ore immediatamente successive. Quando al mattino ti svegli e non sai se devi dare il bacio del buongiorno alla persona che hai lì accanto o se puoi vestirti e uscire come se sul letto ci fosse il gatto. Quando sul display del telefonino compare il suo numero, e non sai se ti chiama per sospirare che è stato tanto bello o solo per dirti che ha dimenticato le sigarette sul tuo comodino. Superato l’impaccio, tutto a posto? No. La vita non è come in Friends o Sex and the City. Fare sesso con un amico (o un’amica) può provocare conseguenze serie. Tipo la chiusura di “una delle arterie emozionali che regolano i rapporti d’amicizia”. Non ti manda al pronto soccorso ma forse su una panchina a dar da mangiare ai piccioni, in solitudine, perché non sei più in grado di stabilire legami affettivi. Almeno, è quel che rivela uno studio condotto su alcuni studenti della Michigan State University dai due ricercatori Melissa A. Bisson e Timothy R. Levine e pubblicata sul nuovo numero degli Archives of Sexual Behavior.

Si chiamano FWB, “Friends With Benefits”. Qualcosa come “amici con qualche vantaggio”, o “beneficio” in più. Insomma non fidanzati perché legarsi no, ma un po’ più che amici perché non solo di cinema e pizzeria è fatto il rapporto. Il quale, secondo l’indagine, ad alcuni sembra quello ideale perché senza l’impegno che un rapporto “vero” richiederebbe. Invece – sostengono i ricercatori – il rischio c’è, ed è facile che prima o poi uno dei due ci caschi, e si innamori davvero. E lì si rompe tutto, amicizia compresa.

Uno dei problemi, secondo lo studio, è nel fatto che due amici, che “prima” si frequentavano serenamente e con leggerezza affrontavano qualsiasi argomento, “dopo” scoprono di non riuscire più a parlare di niente. Bloccati da un tabù che è la loro stessa relazione, percepita come anomala, non-detta, non-affrontata e quindi non-risolta. “Una sensazione che si ripercuote anche sugli altri rapporti interpresonali, e che nei casi più accentuati può portare a una pericolosa tendenza all’isolamento”.

La ricerca, condotta su 125 studenti, indica che il 60% degli intervistati ha avuto rapporti di questo tipo. Le conclusioni sono contraddittorie. Il sesso, dice gran parte degli studenti coinvolti, mette a rischio l’amicizia perché stimola, in uno dei due, il desiderio non corrisposto di una relazione stabile; allo stesso tempo “il vantaggio – spiega Levine, uno dei due autori dello studio, al New York Times – è che si instaurano fiducia e benessere reciproco ma si evitano i risvolti negativi di una relazione ‘regolare’. Chi sceglie di essere FWB, non vuole legami”.

Sta di fatto che – secondo la ricerca – il 10% di questi rapporti si trasforma in un vero e proprio “fidanzamento”, circa il 33% esaurisce l’attrazione sessuale e torna senza problemi all’amicizia di partenza, mentre il 25% delle relazioni esplode, mandando in fumo pure il rapporto d’amicizia.

“Ci sono casi – spiegano i ricercatori – in cui i due partner sono ex fidanzati che talvolta si rivedono, ma anche persone che frequentano gli stessi luoghi e la stessa compagnia e, pur non essendo amici nel senso più profondo del termine, ogni tanto cedono alla passione”. Ma non al sentimento. Questo è il punto: “C’è un forte desiderio di stare con l’altra persona – conclude Levine – che risponde a esigenze importanti, ma l’assenza di coinvolgimento emotivo rassicura e deresponsabilizza. E permette di ripetere a se stessi ‘stai tranquillo, questa non è una storia’”.

(3 ottobre 2007)

relazioni free

Ieri sera, ma non era la prima volta, io e Leti meditavamo sul perchè a trent’anni, trentacinque, quaranta, nessuna delle persone che frequentiamo – uomini e donne – abbia una relazione “normale”…

E ci siamo chieste, non è che, deliberatamente o inconsciamente, siamo noi stessi a buttarci in relazioni free, con persone dichiaratamente free, perchè poi , quando sentiamo che invece la relazione più seria si avvicina, ci leviamo a gambe levate, per paura… paura di perdere le amicizie, le serate, la festa… paura di crescere e metterci in gioco… paura del passato, paura di soffrire…

Così ci facciamo piacere delle persone con le quali sappiamo a priori che non ci sarà futuro…

Senza fare nomi:

C’è quello/a sposato/a – fidanzato/a, in crisi con il/la compagno/a, che cerca una relazione per quando l’altro/a non c’è, senza comunque staccarsi completamente.

C’è quello/a uscito/a da una storia lunga che cerca storie brevi e poco impegnative o che gli/le piace essere corteggiato senza mai arrivare ad un dunque.

C’è quello/a che ha grossi problemi fisici e/o mentali – chiamiamoli così – per il quale si è disposti momentaneamente ad avere un atteggiamento da crocerossino/a, pur sapendo che non si può reggere così per tanto tempo.

C’è quello/a che ha sofferto e che farà pagare per tanto tempo al/alla sucessivo/a le colpe del/della precedente. Con questa persona si penserà di poter sopportare la situazione, di poterlo/a redimere e far cambiare idea, fino a quando, raggiunta l’esasperazione, la cosa migliore sarà perderlo/a di vista.

C’è quello/a stupido/a ma carino/a, che non ti lascia nulla, se non la gioia di scarrozzarlo/a in giro e mostrarlo/a al pubblico.

E via dicendo… perchè più noi saremo così, più le persone che ci circondano saranno così… Forse ci facciamo paura a vicenda e non ne usciremo mai…

 

La pettegola

Se va bene, capisce mezza frase e la capisce pure male. In quello che ha udito non c’è nulla di sbagliato o immorale ma lei, la pettegola, è già riuscita a costruirsi un castello di immense proporzioni di cui sente il dovere morale di farsi portavoce al mondo intero.

Nel dubbio inventa pure. Tanto chi potrà mai verificare nel totale delle confidenze, quali sono vere e quali di fantasia???

E allora si attacca al telefono, gira nei bar, perchè gli amici/i conoscenti lo sappiano, siano informati, dicano la loro, magari scuotendo la testa con rassegnazione. E allora si organizza una riunione degna solo delle desperate housewives dove lanciare la bomba, la novità del momento, circondate da torte fatte in casatisana rilassante .
Durante il racconto cominciato magari si aggiungono poi altri dettagli che la fantasia suggerisce al momento, che però nell’insieme ci stanno mica male, e che la stessa propina con la dovizia di una cronaca giornalistica.

Alla fine è pure stanca, lei, la pettegola. Con tutto quello che ha fatto per difendere la verità, per informare il mondo della sua scoperta, per cercare consensi tra altri bipedi della sua stessa miserabile specie.
E intanto veleno è stato versato, ma sempre mascherato da profumate torte alla marmellata, da lei preparate…

E intanto trovandosi davanti magari l’amica calunniata appena poco prima alle spalle, lei, la pettegola, avverte il bisogno di pulirsi la coscienza (che non è sporca perchè quasi mai usata) sfoderando un sorriso o un complimento che fanno sembrare Giuda un simbolo di fedeltà. E poi, chi può dirlo, magari scopre altri nuovi dettagli e fa ripartire il suo circo di pulci.

Ma non fa una crociata sul caso, lei, la pettegola. Una volta data, la notizia assume ai suoi occhi infatti poca importanza al di fuori del momento di euforia in cui è partita in quarta. Lei, la pettegola, infatti non si occupa di voci sentite in giro perchè lei, la pettegola è davvero una brava persona.

E soprattutto ormai la sua vita è tutta proiettata verso quel nuovo spiffero di notizia che la sua nobile “materia grigia” ha già intercettato: una nuova missione è già pronta per lei, la pettegola.

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 CLASSICI COMPORTAMENTI DELLA PETTEGOLA:

– raccoglie le confidenze delle “amiche” e le sputtana in giro, ricamate che nemmeno la nonna col tombolo…

– riferisce alle “amiche” parole dure su di loro dette da tizio/caio su di loro… salvo poi che tizio/caio smenticano di averle mai dette…

– racconta alle “amiche” che la persona che loro interessa ha una pessima impressione di loro, strano, dopo tutto quello che si è inventata!

– va dalle persone che interessano alle “amiche”, dopo averle sputtanate a chiedere, ma perchè non ti piace proprio / non vi mettete insieme? ma peccato che le “amiche” non le hanno abbiano mai demandato questo compito da avvocato del diavolo. Non hanno bisogno e non vogliono intermediari.

FORSE E’ MEGLIO CHE LA PETTEGOLA STIA UN PO’ PIU’ CON LA BOCCA CHIUSA, SI SA MAI CHE QUALCUNO SI INCAZZI VERAMENTE…

Trentenni # parte 2°

Vi riporto un brano tratto dal blog Trentasenza… che invito ad andare a leggere… può far riflettere molto!!

e due link da visitare:

Teorema sulle trentenni – parte prima

Teorema sulle trentenni – parte seconda

Chissà se qualcuno si ritrova… io e Letizia, quando lo leggeremo insieme, ci faremo di certo grandi risate!!! 

Venerdì sera. Squilla il telefono:è Gigi. Alle 22 ha appuntamento al solito pub con Paolo, Stefano e tutti gli altri del gruppo storico per una serata tra amici. Invita anche me. Rido. Rispondo che non ho voglia delle solite “rimpatriate sfigate tra amici” composta da soli uomini, chiacchiere a sfondo sessuale e birra. Avrei avuto di meglio da fare. Il sabato prima, infatti, ad una festa in collina avevo conosciuto, grazie all’intraprendenza avuta da vari intrugli alcoolici, una tipa anche abbastanza figa. Se la tenessero per loro la serata sfigata. Alle 22 in punto mi becco con la tipa. Una tardona trentacinquenne con corpetto leopardato, minigonna tigrata, stivali pitonati. Insomma, uno zoo in libera uscita. Mi propone un locale modaiolo: “il trend house”. La tipa merita, è una bella donna accessoriata di tette labbra rifatte. Il locale invece è una caricatura di tutti gli archetipi fighetti: finto arredamento essenziale, gotan project in sottofondo, prezzi astronomici. Lei prende come da prassi un mojto, io un cola e rhum. Spendo 30 euro per queste due consumazioni, ma sto giocando una partita e devo rischiare. Emilia (questo il nome della tardona) ostenta una palese erre moscia fasulla. Mi infastidisce ma la scollatura lenisce questo senso di malessere. Inizia a decantare il locale asserendo che si “sta tranquilli” perché è “ un bell’ambiente con bella gente”. Mi guardo intorno e vedo che la bella gente ha l’aria triste, lo stesso taglio di capelli e il pulloverino sulle spalle.” Ci sediamo sul divano.a questa distanza mi accorgo di certe aratrate intorno agli occhi che il fondotinta non è riuscito a coprire. Racconta divertita di certe sue serate fighe a club esclusivi grazie ai suoi giri di amicizie, di vacanze fatte con amiche a capoverde per provare il fascino dell’uomo esotico, delle riunioni con queste ultime a casa sua per vedersi sex in the city. Dopo mezz’ ora a chiacchierare con lei sono in piena elefantiasi ma non demordo in fondo la serata è appena cominciata e potrebbe avere dei piacevoli sviluppi. Lei è affetta da una terribile logorrea e non mi lascia parola.,mi racconta conoscenze di posticini “in” dove poter mangiare bene, di non aver nulla da invidiare alle ventenni per vita sociale, che gli uomini della sua età sono tutti vecchi (anche se non vogliono ammetterlo).Intanto ordina ancora da bere.( ci credo, per quanto parla avrà la bocca secca). Ricontinua a raccontare, in ordine: viaggio a Sharm, il suo amore per il lavoro di manager, del suo capodanno a Cortina, di stare incredibilmente bene come single e di godersi la vita. Al quinto mohito getta clamorosamente la maschera e le viene una ciucca depressiva. Mi vomita quarantanni di problemi addosso asserendo di essere sola, triste e senza un uomo. Le dico che devo andare un attimo in bagno. Entro. Osservo che proprio sulla tazza c’è una piccola finestra. Forse riesco a passarci. Riesco. Corro via, libero. Libero dalla tardona, dai problemi, dai suoi racconti di vita vissuta negli ambienti in. Corro via, felice, lasciandola sola in quel locale che lei tanto ama. Corro via veloce, felice di raggiungere gli altri, per una sana, piacevole, vecchia rimpatriata sfigata tra amici.