Ma ciaooo…

Eccomi, sono tornata!!! Non che me ne fossi andata… diciamo che ero in pausa riflessiva… che non sapevo cosa scrivere… che ero stanca e basta. E che poi ho lavorato un sacco. Ecco il perchè di tutte queste alluvioni 😉

Che raccontarvi… il ponte del 2 giugno non siamo andati in vacanza come tutte le persone normali. Ma abbiamo fatto un po’ di trasloco. Il Pilotino è sempre più prossimo al trasferimento a Bardo e anche io. Vabbè, io devo trovare ancora lavoro. Siamo una coppia moderna, penserete mica che lui mi mantenga???!!!

Cmnq abbiamo spostato un sacco di cose da “casa sua” a “casa nostra” e fatto grandi pulizie. Peccato che poi l’altro ieri il mio tesoro abbia involontariamente fatto entrare con lui in casa uno dei gatti della nostra vicina e che poi, quando lui è uscito, è rimasto chiuso dentro circa 7 ore, prima che la vicina, che per fortuna ha le chiavi, lo ha trovato miagolante al davanzale. Nel mentre ha dormito sul nostro letto… grrrrr… con conseguente crisi allergica…

Vabbè, questo significa che non prenderemo mai un gatto…

ma la domanda è che cane? io voio bassotto…… convincete il Pilotino!!!!

baci, spero di non sparire così in fretta come sono ritornata!

Convivenza… atto 1°

Come tutti ormai saprete, il Pilotino e io andremo a vivere sotto lo stesso tetto… Lo so che tutti voi mi dite che devo essere più dura e “cacciarlo” in partenza perchè ne sta sbandierando una motivazione tutt’altro che sentimentale e ne sta facendo un vanto di organizzazione logistica e risparmio economico. Vabbè, vi prometto che prima o poi lo sistemo 😉 [anche perchè ieri, mentre facevo il rilievo della mansarda per comprare le guardarobe e lavavo i vetri, lui era in giro in bici!!!], al momento ho problemi diversi da gestire.

Ora però voglio farvi sorridere. Sto imparando che convivere vuol dire condividere. Condividere gli spazi comuni per l’esattezza. Questo è il concetto che sto cercando di fissarmi in testa. E in particolare il primo è questo, cioè che il bagno non è tutto mio… il bagno non è tutto mio… il bagno non è tutto mio… il bagno non è tutto mio… il bagno non è tutto mio… il bagno non è tutto mio… il bagno non è tutto mio…  

toilette

PREMESSA. Io sono sempre stata abituata ad avere il mio bagno. Questo perchè non ho mai diviso trucchi profumi o creme con mia mamma, anzi, ne ho sempre avuti più io di lei. Veniva da sè che lei dividesse il bagno con mio padre e io avessi uno spazio tutto mio da incasinare a volontà.

ORA. Il Pilotino ieri entra in bagno (ne abbiamo 2 in realtà, ma l’altro è in tavernetta ed è più una lavanderia, questo è proprio accanto alla camera da letto, comodo comodo), guarda il davanzale, inizia ad infilare pinzette e pinzettine alla rinfusa nel mio beauty. Trova la carta di una confezione di salvaslip, mi guarda e dice “E questo che cos’èèèèèèè???” “Oooops… puoi buttarlo”. “Ma pure il cero c’è in bagno, che ce ne facciamo di una candela in bagno?”“E certo, è azzurro e nelle altre stanze non c’è niente di azzurro… certo è che qui non c’è la vasca da bagno per fare un bagno a lume di candela” “Grrrrrr e proprio perchè non c’è la vasca, i sali da bagno puoi portarlii a Torino!”.

Poi apre il pensile sopra il lavandino ed inizia a scandagliare nel mio universo di roba tanto inutile quanto costosa… “E questi cosa sono?” “Campioncini, me li hanno regalati in profumeria… è un peccato buttarli via… Dai mettiamoli tutti dentro questo contenitore… [faccia da angelo e ciglia che sbattono]”. All’ennesimo botticino di crema (le ha gurdate tutte con attenzione, leggendo le etichette, forse per cercare di capire i meandri di una mente femminile – mio padre ci aveva già rinunciato da parecchio) sfodera una frase che in vita mia pensavo che solo mia madre potesse tirar fuori… “Ma finirne una di crema prima di comprarne un’altra?” “Ma sai, me le regalano anche e mi piace provarle” “Queste sono addirittura uguali” “No… guarda bene, uno è il gel detergente al pompelmo per il viso… quello per le pelli impure [mai avute nda… chissà com’è entrata in casa questa roba], quella è la crema da mettere dopo la pulizia di giorno, quell’altra di notte”

Così, dopo aver trovato una scatola di cottonfioc finita e non buttata, un’autoabbronzante che aveva ormai fatto il suo corso storico, una serie di smalti per le unghie che metterò due volte all’anno, le lenti a contatto colorate che non sono capace a mettermi… passa alle mensole. Su una ci sono i fazzoletti di carta… “Questi si possono mettere nel cassetto in camera”… poi “Eh no, gli assorbenti da vedere tutti i giorni mi fanno schifo, non abbiamo una scatola dove metterli?” … gli passo la scatola, dove butta anche il phon, la piastra per stirare i capelli e il ferro per arricciarli…

La morale di tutto questo è che lui occupa il bagno solo con una confezione di lenti a contatto, il gel per i capelli e uno spazzolino da denti… il resto è tutto mio!!! 😀 Però adesso è in ordine

SONO UN DISASTRO RAGAZZI!!! Ma cambierò…

Una domanda… si porterà anche le riviste da bagno e il cubo di rubik??

cubo rubik

P.s. la prossima volta magari vi racconto di come il Pilotino, tronato dal suddetto giro in bici, tutto sporco di fango, tenta di entrare – e far entrare la bici – nella tavernetta linda e profumata!!!

si ama solo il 14 febbraio?

“Quando la gente mi chiede cosa vuol dire amare, abbasso gli occhi, per paura di ricordare” (Jim Morrison) 

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L’ origine della festa degli innamorati è il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano (per la fertilità). Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus.I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un’urna e opportunamente mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità affinché il rito della fertilità fosse concluso. L’anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie. Determinato mettere un termine a questa ottocentesca vecchia pratica, i padri precursori della Chiesa hanno cercato un santo “degli innamorati” per sostituire il deleterio Lupercus. Così trovarono un candidato probabile in Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima. 

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Allora… mai come negli ultimi mesi mi sono chiesta cosa significhi amare. Cosa distingue una persona innamorata da una persona che non prova questo sentimento? Cosa ci rende diversi quando amiamo? E’ così importante l’amore… possiamo vivere senza? Cosa proviamo quando siamo innamorati non ricambiati? Amiamo di amore puro o interessato? Quali sacrifici siamo disposti a fare per amore? … Ho la sensazione che troppo spesso voler bene e amare siano diventati sinonimi di stare bene insieme e essere carini con qualcuno. Amare è molto di più. È farsi carico l’uno dell’altro. È pensare prima all’altro e poi a se stesso. È pre-occuparsi dell’altro, cioè occuparsi per l’altro. Spesso si ignora il fatto che chi ama a volte deve essere duro e sincero verso l’altro. Deve saper dire no oppure stai sbagliando. A volte la tensione serve. È dalla chiarezza che nascono le cose forti. Dalla mediocrità, dall’ambiguità e dal compromesso non nasce nulla di grande.

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Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e di essere sinceri con noi stessi e gli altri. Non è facile e tutti i giorni mi accorgo degli errori e degli eccessi che io stessa compio. Ma penso sia una strada obbligata se si vuol costruire qualcosa di vero e grande, e non semplicemente tirare avanti evitando i problemi e i casini…

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I sentimenti forti sono quelli che ti mettono in crisi.

I sentimenti forti sono certamente difficili da gestire, ma sono quelli che ci fanno essere uomini e donne veri e non solo spettatori.

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