chi va con lo zoppo…

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Stavo considerando che da quando sono arrivata nello studio dove lavoro… sono cambiata molto. Sono veramente più stordita. Mi impunto sulle cazzate… per lo meno una volta lo facevo solo quando ero certa di aver ragione, mi dimentico di tutto, sono molto più frivola… Ma è vero che chi va con lo zoppo, impara a zoppicare? Penso di si. Io dai vari ambienti di lavoro ho imparato molto, specie in stronzaggine e bastardaggine… una volta ero un vero agnellino.

Per carità, mi è sempre successo. Ricordo anni fa – correva l’anno 2003 – fresca di laurea e con tanta voglia di fare e di imparare mi sono imbattuta nel mondo del lavoro… e del precariato.

Il mio primo lavoro è stato presso un’architetto vecchio marpione. Non mi ha mai pagato 1€, neanche il rimborso delle fotocopie. Ma era una perdita, perchè lo studio era in centro e già solo parcheggio costava un botto… Presso di lui ero in prova per un mese “aggratis”… me ne sono andata prima, perchè ho scoperto che prendeva anche le donne delle pulizie in prova per un mese e il più delle volte non le confermava… così di mese in mese aveva collaboratori e sguattere a disposizione al minor costo possibile, cioè zero!

Morale 1: basta vecchi marpioni, basta con lo zero rimborso spese, basta fare la segretaria

Il secondo studio erano due architetti e un ingeniere giovani – 35-40 anni – già abbastanza immanicati. Un mese di prova gratis, i due mesi successivi €250.00 al mese, altri due a €400.00 al mese, altri due a €600.00 al mese, altri due a €800.00 al mese e infine €1000.00… Mille complimenti, come lavori bene… fino al giorno del primo scatto… non è possibile, questo non va bene, quell’altro pure… e sono rimasta 7 mesi a 250 €… 250 €!!!! meno della paghetta di mamy e papy… Però loro avevano cambiato la macchina e i collaboratori sono un costo. Quando mi hanno prospettato solo 2 settimane di ferie ho detto vaff… me ne sono andata, ne ho fatte 4 e li ho lasciati nella merda. Uno dei tre ha avuto il coraggio di dirmi che non ero così stronza quando ero arrivata li… ma che sono scema secondo te!!! homo homini lupus…

Morale 2: basta periodo di prova, basta con le cifre basse…

Così ho ripiegato sullo studio degli amici di famiglia. Ho aperto la partita iva. Ma offrivano ben €800.00 al mese. Dopo un anno “mega” aumento di €100.00!!! che generosità!!! Mi sono inculata da sola. Non avevo più orari, a volte uscivo alle 22.30-23.00… il giorno prima per il giorno dopo mi dicevano che si lavorava al sabato. Pausa pranzo, cos’è?? Al solito era c’era la persona che invece si faceva i cazzi suoi, spesa al supermercato e commissioni in orario di lavoro – e io dovevo fare anche le sue cose- , mentre io finivo di lavorare quando tutte le commesse dei supermercati erano già a nanna… Poi, in un momento che c’era bisogno,  è arrivato uno che ha detto per meno di una certa cifra non mi fermo. E gliel’hanno data. Senza fare un aumento… ciao ciao dopo un anno e mezzo…

Morale 3: orario di lavoro definito, anche gli amici di famiglia ti inculano…

Cambiai studio alla chetichella… ma ormai avevo capito che i rapporti corretti erano morti e sepolti. Ma credo di essere un po’ cascata di nuovo dalla padella alla brace. Ok la paga era migliore. Gli orari me li gestivo. Ma loro erano proprio disorganizzati. Due amici non soci. Che litigavano pure ogni tanto. Non c’erano mai e non avevano testa per ricordarsi di tutto. Ricordo che una volta dissi a lui “guarda che devi fare sta cosa entro oggi”. Non la fece. E per giustificarsi davanti a lei disse “ma Francesca non me l’ha ricordato”… lei inviperita, come possono essere solo le donne con le altre donne , non me ne ha fatta passare più una. Patetici. A scadenza rapporto dissi anche li ciao ciao, dopo nemmeno un anno…

Morale 4: posso pretendere di più, anche rispetto…

Così arrivai dove sono adesso. E ho festeggiato un anno da poco. Alla fine sono serena, perchè se sommo tutto mi pagano bene e alle 18.30 quando esco, stacco il cervello e via.

Morale 5: se ti pagano bene, tutto va bene, tanto il meglio non lo potrai mai pretendere…

E penso a mio nonno, partito come operaio che diventò direttore della Lancia… che, nonostante la sua posizione, fece fare la gavetta anche a mio padre, ma che tanto poi è arrivato dove è arrivato… e mi chiedo: quale sarà il mio futuro? Quanta gavetta avrò ancora davanti, ci sarà un momento in cui mi sentirò anch’io realizzata?

E ho tralasciato aneddoti relativi a quando ho lavorato per conto mio…

La pettegola

Se va bene, capisce mezza frase e la capisce pure male. In quello che ha udito non c’è nulla di sbagliato o immorale ma lei, la pettegola, è già riuscita a costruirsi un castello di immense proporzioni di cui sente il dovere morale di farsi portavoce al mondo intero.

Nel dubbio inventa pure. Tanto chi potrà mai verificare nel totale delle confidenze, quali sono vere e quali di fantasia???

E allora si attacca al telefono, gira nei bar, perchè gli amici/i conoscenti lo sappiano, siano informati, dicano la loro, magari scuotendo la testa con rassegnazione. E allora si organizza una riunione degna solo delle desperate housewives dove lanciare la bomba, la novità del momento, circondate da torte fatte in casatisana rilassante .
Durante il racconto cominciato magari si aggiungono poi altri dettagli che la fantasia suggerisce al momento, che però nell’insieme ci stanno mica male, e che la stessa propina con la dovizia di una cronaca giornalistica.

Alla fine è pure stanca, lei, la pettegola. Con tutto quello che ha fatto per difendere la verità, per informare il mondo della sua scoperta, per cercare consensi tra altri bipedi della sua stessa miserabile specie.
E intanto veleno è stato versato, ma sempre mascherato da profumate torte alla marmellata, da lei preparate…

E intanto trovandosi davanti magari l’amica calunniata appena poco prima alle spalle, lei, la pettegola, avverte il bisogno di pulirsi la coscienza (che non è sporca perchè quasi mai usata) sfoderando un sorriso o un complimento che fanno sembrare Giuda un simbolo di fedeltà. E poi, chi può dirlo, magari scopre altri nuovi dettagli e fa ripartire il suo circo di pulci.

Ma non fa una crociata sul caso, lei, la pettegola. Una volta data, la notizia assume ai suoi occhi infatti poca importanza al di fuori del momento di euforia in cui è partita in quarta. Lei, la pettegola, infatti non si occupa di voci sentite in giro perchè lei, la pettegola è davvero una brava persona.

E soprattutto ormai la sua vita è tutta proiettata verso quel nuovo spiffero di notizia che la sua nobile “materia grigia” ha già intercettato: una nuova missione è già pronta per lei, la pettegola.

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 CLASSICI COMPORTAMENTI DELLA PETTEGOLA:

– raccoglie le confidenze delle “amiche” e le sputtana in giro, ricamate che nemmeno la nonna col tombolo…

– riferisce alle “amiche” parole dure su di loro dette da tizio/caio su di loro… salvo poi che tizio/caio smenticano di averle mai dette…

– racconta alle “amiche” che la persona che loro interessa ha una pessima impressione di loro, strano, dopo tutto quello che si è inventata!

– va dalle persone che interessano alle “amiche”, dopo averle sputtanate a chiedere, ma perchè non ti piace proprio / non vi mettete insieme? ma peccato che le “amiche” non le hanno abbiano mai demandato questo compito da avvocato del diavolo. Non hanno bisogno e non vogliono intermediari.

FORSE E’ MEGLIO CHE LA PETTEGOLA STIA UN PO’ PIU’ CON LA BOCCA CHIUSA, SI SA MAI CHE QUALCUNO SI INCAZZI VERAMENTE…

Trentenni # parte 2°

Vi riporto un brano tratto dal blog Trentasenza… che invito ad andare a leggere… può far riflettere molto!!

e due link da visitare:

Teorema sulle trentenni – parte prima

Teorema sulle trentenni – parte seconda

Chissà se qualcuno si ritrova… io e Letizia, quando lo leggeremo insieme, ci faremo di certo grandi risate!!! 

Venerdì sera. Squilla il telefono:è Gigi. Alle 22 ha appuntamento al solito pub con Paolo, Stefano e tutti gli altri del gruppo storico per una serata tra amici. Invita anche me. Rido. Rispondo che non ho voglia delle solite “rimpatriate sfigate tra amici” composta da soli uomini, chiacchiere a sfondo sessuale e birra. Avrei avuto di meglio da fare. Il sabato prima, infatti, ad una festa in collina avevo conosciuto, grazie all’intraprendenza avuta da vari intrugli alcoolici, una tipa anche abbastanza figa. Se la tenessero per loro la serata sfigata. Alle 22 in punto mi becco con la tipa. Una tardona trentacinquenne con corpetto leopardato, minigonna tigrata, stivali pitonati. Insomma, uno zoo in libera uscita. Mi propone un locale modaiolo: “il trend house”. La tipa merita, è una bella donna accessoriata di tette labbra rifatte. Il locale invece è una caricatura di tutti gli archetipi fighetti: finto arredamento essenziale, gotan project in sottofondo, prezzi astronomici. Lei prende come da prassi un mojto, io un cola e rhum. Spendo 30 euro per queste due consumazioni, ma sto giocando una partita e devo rischiare. Emilia (questo il nome della tardona) ostenta una palese erre moscia fasulla. Mi infastidisce ma la scollatura lenisce questo senso di malessere. Inizia a decantare il locale asserendo che si “sta tranquilli” perché è “ un bell’ambiente con bella gente”. Mi guardo intorno e vedo che la bella gente ha l’aria triste, lo stesso taglio di capelli e il pulloverino sulle spalle.” Ci sediamo sul divano.a questa distanza mi accorgo di certe aratrate intorno agli occhi che il fondotinta non è riuscito a coprire. Racconta divertita di certe sue serate fighe a club esclusivi grazie ai suoi giri di amicizie, di vacanze fatte con amiche a capoverde per provare il fascino dell’uomo esotico, delle riunioni con queste ultime a casa sua per vedersi sex in the city. Dopo mezz’ ora a chiacchierare con lei sono in piena elefantiasi ma non demordo in fondo la serata è appena cominciata e potrebbe avere dei piacevoli sviluppi. Lei è affetta da una terribile logorrea e non mi lascia parola.,mi racconta conoscenze di posticini “in” dove poter mangiare bene, di non aver nulla da invidiare alle ventenni per vita sociale, che gli uomini della sua età sono tutti vecchi (anche se non vogliono ammetterlo).Intanto ordina ancora da bere.( ci credo, per quanto parla avrà la bocca secca). Ricontinua a raccontare, in ordine: viaggio a Sharm, il suo amore per il lavoro di manager, del suo capodanno a Cortina, di stare incredibilmente bene come single e di godersi la vita. Al quinto mohito getta clamorosamente la maschera e le viene una ciucca depressiva. Mi vomita quarantanni di problemi addosso asserendo di essere sola, triste e senza un uomo. Le dico che devo andare un attimo in bagno. Entro. Osservo che proprio sulla tazza c’è una piccola finestra. Forse riesco a passarci. Riesco. Corro via, libero. Libero dalla tardona, dai problemi, dai suoi racconti di vita vissuta negli ambienti in. Corro via, felice, lasciandola sola in quel locale che lei tanto ama. Corro via veloce, felice di raggiungere gli altri, per una sana, piacevole, vecchia rimpatriata sfigata tra amici.

meglio cambiare nè…

ogni tanto capitano periodi un po’ così dove gli sforzi fatti sembrano vani e uno rimane deluso…

dopo i mesi passati ad “aspettare” una persona con carattere indeciso e comportamenti oscillatori…

dopo essere stati al centro degli alti e bassi di una persona ed essendosi fatti venire per questo il mal di mare…

dopo essere stati portati su un piatto d’argento ed avere idealizzato una situzione, una storia, una persona…

dopo aver sopportato la necessità di poligamia degli altri…

dopo aver capito che non era altro che una chimera, una presa in giro, una delle solite storie infinite, dove basterebbe avere il coraggio di dire vaffanculo, basta, esci dalla mia esistenza…

dici: “vaffanculo, basta, fuori dalle balle…”  quindi: MEGLIO CAMBIARE NE’…

quindi, facciamoci una bibbita… e non pensiamoci più!!!

Estate 2007 # parte 3

le cose che mi fanno proprio schifo (prendo spunto dal post di Odiamore sullo scambio dello spazzolino da denti e da una serie di paranoie che mi hanno fatto quest’estate alcune persone sul mio eccessivo essere schizzinosa):

  1. Le persone che non si lavano le mani dopo essere andate in bagno.
  2. Le persone che non si lavano le mani in continuazione, in generale e basta.
  3. Stringere la mano alle persone, o quando ti parlano e ti toccano spalle, schiena, viso…
  4. Il mouse e la tastiera di un computer usato da altri.
  5. Le sedie su cui si siedono tante persone.
  6. Le maniglie dei posti dove passa tanta gente.
  7. Toccare i bidoni della pattumiera.
  8. Le spazzole non sterilizzate dal parrucchiere… anche se adesso lo fanno quasi tutti.
  9. Camminare nelle vie molto sporche.
  10. Sedermi sulle panchine pubbliche
  11. Il cibo scaduto o che sta per scadere (se è qualcosa a scadenza molto lunga e scade tra un mese, già lo butto via).
  12. Il cibo caduto per terra… a meno che non sia qlcsa che si possa lavare e/o bollire.
  13. Il cibo offerto con le mani, specie se la persona mi ispira che non se le è lavate o se ha animali in casa.
  14. Il cibo preparato da alcune persone che a pelle non mi ispirano e che non rispettano quanto di cui sopra.
  15. Staffilococchi, streptococchi, microbi, bacilli e funghi in generale… orrendi… L’Amuchina è una delle mie migliori amiche.
  16. La frutta lavata e non disinfettata.
  17. Le fughe delle piastrelle sporche… periodicamente le pulisco con vaporone e spazzolino da denti.
  18. Raccogliere le tazzine al bar, dove dentro sono stati infilati vari fazzoletti di carta e robe generiche non definite… questa è esperienza recente e veramente agghiacciante.
  19. Andare nei bagni pubblici… devo essere proprio disperata.
  20. Usare la carta igienica dei bagni pubblici.
  21. Ovviamente scambiare lo spazzolino… al di là di tutto, poi, anche la carie è contagiosa.
  22. Usare le saponette degli altri
  23. Farmi sbaciucchiare in faccia da un cane. Maggie esclusa…
  24. Sedermi su un divano dove ci sta sempre un cane…
  25. Dormire nel letto di una persona che ha il cane e magari gli fa fare qualche notte di coccole…
  26. Fumare una sigaretta caduta a terra, anche se opportunamente sbruciacchiata… per quel che costano preferisco accendermene un’altra.
  27. Raccogliere  per terra i soldi del valore inferiore a €5.00.
  28. Ammazzare un ragno
  29. Camminare senza calze in un prato con l’erba alta o camminare nell’erba alta in generale.
  30. Fare l’amore in prato con l’erba alta e visibilmente pieno di insetti

e se mi verrà in mente altro, lo comunicherò.

Comunque io non ci credo che “quello che si può lavare si può prestare“… lo avevate capito??? e rispondo … “ma anche no

Estate 2007 # parte 1

Insomma, si ritorna alla normalità. Nanna presto e sveglia presto. Niente vizi, un vago tentativo di recupero della forma fisica standard con un po’ di sport. Niente vino, birra o bibbite, riduzione del numero di sigarette. E si ricomincia, guardardando verso l’inverno… che poi vorrà dire non solo sci, ma Osteria, Clarabella, Tabata…
Stamattina risveglio tragico a fargli un complimento. Non c’era nulla da mangiare per colazione. Salgo in macchina stile fantasma e già mi incazzo per il traffico… e non sono nemmeno iniziate le scuole. E i lavori stradali… mmmmmhh… ma calma francy, calma… alzo l’autoradio e canticchio…
Ieri mattina Roby mi ha scritto: “fa qualcosa ti prego. Chiedimi se andiamo da Vico oppure aperitivo al Sorij”!!! Grande!! bhe mi consolo che nn è tragica solo per me!!
La mia prima estate da single da tanti anni. Che roba strana. Ed è “già” finita. Devo dire che è stata veramente divertente, abbiamo fatto festa praticamente tutte le sere, credo di essere tornata intera a casa solo un paio di volte. Io e Lely… Lely ed io. Alla fine capisci che puoi contare veramente solo su poche persone. E’ impressionante come succceda che quando siamo felici, lo siamo in due, tristi insieme, e se le cose vanno storte, succede ad entrambe. Passare tento tempo insieme e consolidare una bella amicizia. A dispetto di chi non ci vede bene insieme e che è invidioso. Fa ridere ma è così. Che ci fanno passare per le due stronze di turno, che calpestano i sentimenti degli altri e che si fanno un sacco di storie in giro… Che non hanno ancora capito dov’è la nostra testa, che abbiamo degli ideali nel cervellino e che nessuno ce li potrà calpestare. Che non possiamo sopportare quelli che si mettono in mezzo, i paladini della giustizia o avvocati del diavolo, mai consultati, che mettendoci del loro – ribadisco non richiesto –  non possono che peggiorare le cose!
L’altra sera ci ragionavamo su… non ci sono mai andate così tante cose storte come in questo periodo. E tutto ruota intorno ad un qualcuno che parla troppo. Quindi: avvertimento… non sopportiamo i pettegolezzi, non ci piace essere al centro dei discorsi quando non siamo presenti. E non è vero che l’importante è che se ne parli. Non a Bardonecchia.
Fateci fare la nostra vita tranquille. Non chiediamo altro che uscire, fare festa, ballare e parlare con gli amici. Di farci storie in giro non ce ne frega niente. Se poi dovesse capitare ben venga. Ma non le cerchiamo e non vogliamo che ce le cerchino per noi. Non siamo più all’asilo… oki???
Poi, per il resto, direi che è andato tutto bene. Ho dedicato il mio tempo al far niente, visto che non ho fatto nulla in particolare. Non sono nemmeno andata al mare; ma questo è un altro discorso, un errore di valutazione.
Ho investito una buona quantità di soldini in abbigliamento e bigiotteria… che soddisfazione… salvo ricevere l’sms della carta che avevo speso troppo… ooops! Ho mangiato poco a casa, sempre fuori… altra soddisfazione… Bhè, un paio di cene a casa le ho anche organizzate e ho pure cucinato! Così ho avuto modo di ricordarmi che sono ancora capace e che poi in fondo mi piace. Anche se preferisco farmi una cenetta alla Barrica (Oulx), con la mia dolce amica.
Sono stata bene, felice e tranquilla, quasi sempre… bhè tranne quando una delle persone a cui in fondo voglio più bene (ma proprio in fondo!) ha pensato bene di farmi prendere lo spavento del secolo: ti penso e ti mando un bacio… chissà se mi leggi ancora?
Ah, ho anche lavorato… bella esperienza…

E mano a mano che mi verranno in mente aneddoti, ve li racconterò. Baci. Mi siete mancati