Quello che sono…

Quello che sono lo devo quello che sono stata…

Sono nata ventinove anni e due giorni fa, era una domenica, le 07.05 del mattino… giornata di sole caldo, come mi raccontano sempre… sono nata al Sant’Anna dopo un breve travaglio. Mia mamma era in ospedale da nemmeno due ore. D’altro canto non si era nemmeno accorta dei nove mesi di gravidanza. Mentre aspettava me, mia mamma camminava molto e sciava… e queste cose mi sono rimaste nel sangue. Così, poi, sono nata e ho cambiato la vita dei miei, che ormai facevano gli sposini da sei anni. Riesco quasi ad immaginarmi, quando mi hanno portata a casa, in quella grande casa, dove tutte le stanze sembravano dei saloni, al settimo piano con vista da urlo, con grosse vetrate per finestre e il sole che portava una luce splendida. Così è stato negli anni che lì ho vissuto e i ricordi sono nitidi. Non piovve per più di un mese. Ed era verso cieli azzurri e tersi che guardavamo insieme fuori, mentre mi tenevano in braccio, osservando la collina torinese e le montagne… dal Monviso al Granparadiso… rivedo le foto di quel periodo ed è quasi come ricordarmi tutto… Dopo di che gli anni hanno iniziato a susseguirsi veloci, giorni normali, intervallati da eventi importanti, che mi hanno cambiato la vita. Quando avevo otto anni, mio padre ebbe un infarto. Stava proprio male. Perse metà cuore, che fa impressione anche solo a pensarlo. Stette mesi in ospedale e lo vedevo pochissimo, perchè ero una bambina e non mi facevano entrare. Non c’erano i cellulari, ma ci scrivevamo delle lettere. Le ho ancora. Anche quelle che mi scrisse le prime ore che era in pronto soccorso e pensava di non vedermi più. A volte ci davamo un appuntamento “alla finestra” per un saluto con la mano. Sono stati anni lunghi, anche per mia mamma e si cercava di condurre una vita normale. Dopo la strada è stata nettamente in discesa. Gli anni bui erano passati, potevo essere spensierata come le altre bambine. Perchè, a volte, penso che se sono come sono adesso, se riesco ad essere sempre sensibile ai problemi di tutti (troppo) lo devo proprio all’aver conosciuto la sofferenza che ero troppo giovane. Diventai un po’ più peste spavalda quando andavo alle medie… il primo bacio, le prime infatuazioni… quell’essere sempre sulla cresta dell’onda quando succedeva qualcosa. Quegli anni, infatti, proprio perchè li ho vissuti in pieno, sono volati in un soffio e mi sono trovata al liceo e poi all’università. Il primo bacio serio, quando senti che lo stomaco si attorciglia e si arrovella. Il primo amore.  Le ore passate a baciarsi, stretti stretti, quando fuori fa freddo e senti il bisogno di calore. Le uscite, le prime volte che mia mamma iniziava veramente a mettersi le mani nei capelli. La prima sigaretta. Fumare di nascosto. Farsi sgamare perchè tanto l’odore di fumo non lo sapevo ancora coprire… Le ore piccole… incazzature a profusione. Perchè in quegli anni ho dato tante soddisfazioni, ma ho anche fatto veramente incazzare i miei.

Ma poi mi chiedo dove sarei sarei arrivata se tutto questo non fosse successo, se la mia vita non fosse stata caratterizzata dagli eccessi degli eventi. Dall’essere diventata grande troppo in fretta… Non sarei certo quello che sono. Sicuramente ringrazio i miei per essere sempre stati rigidi con me, per non avermi viziata troppo, per non avermi mai concesso nulla che non fosse adatto alla mia età, perchè altrimenti credo che la retta via l’avrei proprio dimenticata. Perchè mi hanno insegnato i valori veri e dato una seria educazione. Mi hanno infuso il concetto che non ci si deve mai tirare indietro di fronte al dolore e alle difficoltà degli altri. Perchè a tutti capitano momenti brutti. Ma penso anche che, visto che ho la testa sul collo, mi siano concesse certe cazzate, che mi sia concesso di ribellarmi alle etichette che mi vengono imposte, perchè non si può assolutamente dire che non ho avuto mai un cuore e che ho volutamente procurato dolore a qualcuno o qualcosa.

Ti scatterò una foto…

 

Ecco il regalo di compleanno dei miei: Nikon Coolpix S500 7.1 MP!!! Meglio di quanto potessi sperare… Ieri sera già ampiamente provata!! Una figata, piccola piccola… comoda comoda!! E guarda caso cosa sentivo stamattina mentre andavo in ufficio? “Ti scatterò una foto”…

Ricorderò e comunque anche se non vorrai, Ti sposerò perché non te l’ ho detto mai. Come fa male cercare , trovarti poco dopo, E nell’ ansia che ti perdo ti scatterò una foto… Ti scatterò una foto… Ricorderò e comunque e so che non vorrai, Ti chiamerò perché tanto non risponderai. Come fa ridere adesso pensarti come a un gioco, E capendo che ti ho perso. Ti scatto un’ altra foto Perché piccola potresti andartene dalle mie mani, Ed i giorni da prima lontani saranno anni

E ti scorderai di me, Quando piove i profili e le case ricordano te. E sarà bellissimo, Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te. Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse. E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse. E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare. E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire.

E riconobbi il tuo sguardo in quello di un passante. Ma pure avendoti qui ti sentirei distante. Cosa può significare sentirsi piccolo. Quando sei il più grande sogno il più grande incubo. Siamo figli di mondi diversi una sola memoria. Che cancella e disegna distratta la stessa storia.

E ti scorderai di me, Quando piove i profili e le case ricordano te. E sarà bellissimo, Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te. Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse. E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse. E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare. E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire.

Non basta più il ricordo. Ora voglio il tuo ritorno… E sarà bellissimo. Perché gioia e dolore han lo stesso sapore. Lo stesso sapore con te. Io Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse. E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse. E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare. E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire. E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire….